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lunedì, 29 Novembre 2021

Antonia: Esistono nei nostri supermercati prodotti geneticamente migliorati?

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Risponde Luigi Cattivelli, Direttore del CREA Centro Genomica e Bioinformatica e Responsabile scientifico di Biotech

I prodotti geneticamente migliorati rappresentano la larga maggioranza dei prodotti presenti sugli scaffali dei nostri supermercati. Per fare alcuni esempi di prodotti migliorati nell’ortofrutta, possiamo parlare dei pomodori ciliegini: quelli che abbiamo oggi sono totalmente diversi e decisamente migliori dei pomodori che avevamo 30-40 anni fa. Hanno tempi di conservazione, la cosiddetta shelf life, decisamente più lunghi, un fattore che riduce lo spreco e consente la commercializzazione in tutta Italia di prodotti che vengono coltivati ad es. a Pachino, in Sicilia.

Foto di Daniele Massa – Crea OF

Per noi sembra normale acquistare pesche cresciute in Italia già a fine maggio, ma 40 anni fa le pesche si mangiavano solo a luglio-agosto. L‘estensione della stagione di commercializzazione delle pesche è un risultato del miglioramento genetico, che ha portato alla selezione di piantea maturazione precoce.

Il kiwi, un frutto così popolare in Italia, cinquant’anni fa non esisteva. Il kiwi nella forma che oggi noi troviamo nei supermercati è avvenuto alla fine degli anni ‘50.

Anche il più tradizionale settore dei cereali è ricchissimo di innovazione genetica, gli stessi frumenti storici (cosiddetti frumenti antichi) sono il risultato dell’innovazione genetica di 80-100 anni fa, e poi i frumenti più recenti non solo sono qualitativamente migliori di quelli storici, ma a loro si deve riconoscere un innegabile ruolo nel soddisfare il bisogno di cibo dell’umanità. In altre parole, senza i frumenti moderni non ci sarebbe il pane per tutti. Un dettaglio che spesso dimentichiamo.

E per il domani cosa ci aspettiamo?

Niente di diverso rispetto ad oggi. Continueremo ad usare la diversità genetica per selezionare le piante necessarie per assicurare il cibo a tutti. La novità è che probabilmente si potranno utilizzare nuovi strumenti per ampliare la diversità. Strumenti che inducono mutazione esattamente come farebbe la natura, ma con una elevata precisione sottraendo il miglioramento genetico alla casualità delle mutazioni naturali.   

Luigi Cattivelli, Direttore CREA Centro di Ricerca Genomica e Bioinformatica

#laFrase
Non c’è agricoltura senza genetica ed avere in mano i semi e le conoscenze necessarie per la selezione dei semi significa avere in mano le chiavi dell’agricoltura

2 Commenti

  1. Mi sembra un titolo fuorviante per un pubblico di non specializzati, in quanto il termine “geneticamente migliorato” può essere confuso con “geneticamente modificato”. Si sarebbe dovuta spiegare bene la differenza.

    • Gentilissimo, glielo confessiamo, l’ambiguità è voluta e le spieghiamo perché…
      Nella percezione comune, infatti, non c’è la consapevolezza del miglioramento genetico (di cui le biotecnologie del progetto Biotech non sono altro che l’ultima frontiera) che da sempre ha accompagnato l’agricoltura con i metodi via via sempre più sofisticati che l’uomo ha applicato nella sua lunga storia (come racconto nel Podcast).
      Nella nostra sensibilità di consumatori medi, spesso, si passa dal concetto rassicurante e non totalmente vero di “come natura crea” alle prime modificazioni genetiche anni ‘90, la famigerata fragola con la testa di salmone, tanto per fare un esempio. E questo approccio è ancora più radicato nei giovani, come abbiamo avuto modo di verificare quest’anno con il nostro concorso per gli istituti agrari (di cui parliamo nella rubrica CREA per la scuola).
      Si pensa che la pasta sugli scaffali o i pomodori o le fragole sul banco ortofrutta siano frutto esclusivo del lavoro della terra, mentre le ultime evoluzioni scientifiche in questo campo non sono ancora state colte nella loro interezza e nel rispetto della specie che ne fa il loro tratto distintivo.
      La difficoltà e la sfida per una informazione corretta e approfondita restano quelle di far capire la complessità del mondo in cui viviamo, guardando non solo avanti, ma anche indietro e inquadrando i problemi in una più ampia prospettiva.

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