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lunedì, 29 Novembre 2021

Il suolo… è speciale

Della stessa Rubrica

Come la diversa caratterizzazione dei suoli può influenzare la qualità e la quantità delle produzioni? In che modo aumentare la conoscenza del suolo, della sua variabilità spaziale e delle proprietà funzionali porta ad un’agricoltura italiana più sostenibile? Determinare la diversa attitudine dei suoli alla coltivazione di tutte quelle specie per le quali sono note le caratteristiche funzionali, consente da una parte di ottenere buoni risultati produttivi – anche riducendo input esterni, laddove le condizioni siano favorevoli – dall’altra di individuare eventuali criticità, adottando di conseguenza strategie sito-specifiche (agricoltura di precisione) e di gestione agronomica del suolo e della coltura (es., lavorazioni, concimazione, irrigazione, drenaggio), sia in fase di pre- che di post-impianto, per mantenere o ripristinare condizioni favorevoli di coltivazione.

La prima volta in cui avrei dovuto capire che i suoli non sono tutti uguali ero ancora un bambino. In un caldo pomeriggio estivo mio nonno mi chiese di accompagnarlo a vedere un appezzamento di terreno che gli avevano proposto di acquistare. Arrivati sul posto, prese una vanga e l’affondò in terra, estrasse le zolle e si chinò sulle ginocchia malferme a osservarle, annusarle e disgregarle con le mani. Non comprò mai quel terreno. Il suo giudizio fu impietoso: “questa terra è bianca e fa troppa polvere”. Senza saperlo avevo assistito a un rudimentale, totalmente empirico, processo di valutazione del suolo. 

Sono poi trascorsi una ventina di anni prima che questo ricordo riaffiorasse dalla memoria. E ciò è successo quando, da borsista dell’allora Istituto Sperimentale per lo Studio e la Difesa del Suolo  di Firenze, mi trovai a osservare la carta dell’attitudine dei suoli argillosi della Valdera (Toscana) alla coltivazione del frumento duro. Da quel momento lo studio e l’attività di campagna, connessi a una serie di progetti di ricerca, non hanno potuto che confermare quella originaria –  se vogliamo ingenua – sensazione di stupore: “ma allora ogni suolo è unico e speciale!”. 

Negli anni, sono stati condotti diversi studi finalizzati alla valutazione dei suoli, da cui è emerso, ad esempio, che nel veronese un tipo di tabacco, il Virginia Bright, dà il meglio di sé quando è coltivato su suoli profondi e con elevata macroporosità, caratteristiche che garantiscono il rapido drenaggio dell’acqua in eccesso e un’alta disponibilità di ossigeno. Oppure che il pregiato tartufo bianco (Tuber magnatum) riesce a insediarsi e fruttificare con maggior successo in suoli subalcalini, con tessitura grossolana e un’elevata percentuale di macropori ben connessi fra loro, condizioni che si verificano in aree caratterizzate da notevole dinamismo e rideposizione caotica delle particelle solide, quali ad esempio versanti in erosione e aree in frana o prossime agli argini fluviali. 

Studi di valutazione attitudinale dei suoli hanno, poi, avuto per oggetto colture quali la patata, il noce da legno, il frassino, il nocciolo e le due specie arboree simbolo dell’agricoltura italiana e mediterranea, la vite e l’olivo, contribuendo a individuare gli strumenti operativi per una corretta gestione del suolo, sia a scala aziendale che territoriale (comunale, consortile, provinciale). Esempi di ciò sono stati gli studi di valutazione attitudinale dei suoli della provincia di Siena alla coltivazione di vite e olivo, condotti dall’allora Centro di ricerca per l’Agrobiologia e la Pedologia  di Firenze (Fig. 1) così come la caratterizzazione e lo studio dei caratteri funzionali alla viticoltura dei suoli dell’azienda Barone Ricasoli a Brolio (Gaiole in Chianti, Siena). 

I dati ottenuti in 69 vigneti sperimentali hanno permesso di individuare le qualità del suolo che controllano il risultato viticolo ed enologico del Sangiovese, il vitigno alla base della produzione di molti vini DOGC toscani (Brunello di Montalcino, Chianti classico, Rosso di Montepulciano).  È emerso, quindi, che tra i caratteri funzionali in grado di caratterizzare maggiormente le aree con migliore attitudine ci sono proprietà fisiche quali la pietrosità, la profondità del suolo, la tessitura, l’acqua disponibile per le piante e il drenaggio. 

Queste ricerche, comunque, non hanno avuto come unico fine l’incremento delle conoscenze sui suoli, sulle loro proprietà funzionali e sulla loro variabilità spaziale in vista dell’aumento della quantità e della qualità delle produzioni. Pari importanza è stata riservata agli aspetti di protezione del suolo nei confronti di fenomeni di degradazione quali l’erosione idrica. In Fig. 1 è possibile osservare come alcune aree caratterizzate da difficoltà gestionali, imputabili, ad esempio, a pendenze elevate, presenza di suoli poco profondi o eccessivamente pietrosi, corrispondono a porzioni di territorio con forte vocazione viticola ma, allo stesso tempo, con alto rischio di erosione. 

Figura 1. Carte dell’attitudine dei suoli al vitigno Sangiovese (a sinistra) e della loro difficoltà di gestione (a destra) nella provincia di Siena. 

Aumentare la conoscenza del suolo, della sua variabilità spaziale e delle proprietà funzionali all’incremento della quantità e della qualità delle diverse produzioni è importante per un’agricoltura italiana più sostenibile. 

Abbinando al rilievo pedologico (la pedologia è la scienza che studia la composizione, la genesi e le modificazioni del suolo, dovute sia a fattori biotici che abiotici) tradizionale, l’utilizzo dei sensori geofisici remoti (immagini satellitari multispettrali) e prossimali (induzione elettromagnetica – EMI, e spettroscopia a raggi gamma) e della tecnologia GIS (Geographic Information Systems) è stato possibile acquisire e gestire una grande mole di informazioni , consentendo una più agevole mappatura dei suoli, a scale di sempre maggiore dettaglio. Ciò ha agevolato la determinazione del diverso grado di attitudine dei suoli alla coltivazione di tutte quelle specie per le quali sono note le caratteristiche funzionali; dove le condizioni sono favorevoli è possibile avere buoni risultati produttivi anche con la riduzione di input esterni, aumentando così la sostenibilità ambientale economica e sociale. Ha reso possibile l’individuazione di eventuali criticità e la conseguente adozione di strategie sito-specifiche (agricoltura di precisione) di gestione agronomica del suolo e della coltura (es., lavorazioni, concimazione, irrigazione, drenaggio), sia in fase di pre- che di post-impianto, per mantenere o ripristinare condizioni favorevoli di coltivazione.  

La vite è sicuramente la coltura su cui sono stati condotti il maggior numero di studi e acquisite maggiori conoscenze sulle relazioni tra suolo-pianta. Tali conoscenze saranno utilizzate, nell’ambito di progetti attualmente in corso (Agridigit-SUVISA, GO-PROSIT), per realizzare sistemi di supporto alle decisioni (DSS) a diversa scala spaziale (nazionale, comprensoriale ed aziendale) che guidino l’agricoltore, il tecnico o il decisore politico verso una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale delle produzioni, a partire dalle fasi di pianificazione territoriale e/o di progettazione dei nuovi impianti.

Sergio Pellegrini, ricercatore CREA Agricoltura e Ambiente

#lafrase
La ricerca scientifica, benché quasi costantemente guidata dal ragionamento, è pur sempre un’avventura.
(Loius de Broglie)

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